Responsabilitą Amministrativa degli Enti ex D.Lgs.231

Il Decreto Legislativo 231/2001 ed il successivo ampliamento delle ipotesi criminose del Decreto Legislativo 61/2002 hanno introdotto in Italia un principio fino a quel momento totalmente sconosciuto alla cultura giuridica del nostro paese, quello della responsabilitą amministrativa (che nella pratica si rivela a tutti gli effetti penale) degli enti collettivi (comprese quindi le imprese) derivante da reati commessi a vantaggio o nell'interesse dell'ente stesso da parte di persone che:

rivestano funzioni di rappresentanza, amministrazione o direzione degli enti medesimi;

esercitino, anche di fatto, la gestione o il controllo dell'ente;

siano sottoposte alla direzione dei precedenti

Tale normativa si applica a qualsiasi ente collettivo, con un raggio di azione che va quindi dalle associazioni non riconosciute a qualsiasi forma di societą.

I principali reati indicati dalla normativa che determinano la responsabilitą amministrativa/penali di cui sopra sono quelli relativi ai rapporti con la Pubblica Amministrazione ed i c.d. reati societari; sono stati poi introdotte altre tipologie di reato, piu' difficili da individuare nel mondo delle imprese ma da tenere comunque in considerazione.

Tra le sanzioni previste, oltre a quelle pecuniarie (comprese tra i 50 milioni e i 3 miliardi di vecchie lire) la normativa contempla sanzioni di natura interdittiva ( interdizione all'attivitą; sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze e concessioni; esclusione da agevolazioni, contributi o sussidi e revoca di quelli gią concessi, ecc.) che possono compromettere gravemente la normale prosecuzione dell'attivitą aziendale. Ma il rischio piu' concreto, vista la vasta giurisprudenza in materia, e' data dall'adozione, su richiesta del PM, di un provvedimento interdittivo di natura cautelare (che si applica cioe' prima dell'inizio del processo).

La possibilitą di evitare o ridurre l'applicazione di sanzioni e' legata all'adozione di modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire il compimento dei reati ex D.Lgs. 231/2001. Tali modelli devono essere basati su un'effettiva ripartizione delle funzioni dell'ente e devono prevedere l'adozione di un codice etico, di specifiche procedure per le fasi decisionali e del controllo conseguente, e soprattutto di un incisivo sistema disciplinare atto in concreto a scoraggiare il compimento dei reati. Devono essere modelli non standardizzati ma basati sulla realtą di ogni singola azienda. E' inoltre prevista la nomina di un Organismo di Vigilanza, dotato di imparzialitą e competenze idonee, con il compito di verificare l'effettivitą del modello, il suo funzionamento e le necessitą di aggiornarlo.

Dopo essere stato accompagnato per oltre un anno da una sorta di 'non applicazione' in attesa della stesura da parte delle associazioni di categoria delle linee guida previste dal Decreto, di recente i Giudici per le indagini preliminari hanno preso ad applicare sempre piu' frequentemente le sanzioni ex D. Lgs. 231/2001. I rischi connessi a tale normativa risultano quindi sufficienti a far comprendere l'importanza per ogni impresa di dotarsi dei modelli organizzativi previsti.

 
 
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